mercoledì 4 febbraio 2009

Accordo sulla riforma della contrattazione: una grande opportunità

Ridare centralità al lavoro e dignità ai salari. E' questo l'obiettivo dell'accordo del 22 gennaio che:
- supera la logica dell'inflazione programmata (in base alla quale il governo, con il Dpef, stabiliva quanto potevano crescere gli stipendi e le pensioni);

- incentiva anche fiscalmente la contrattazione di secondo livello, con una quota di partecipazione anche a chi non ne beneficia;

- il contratto nazionale resta il perno di tutte le tutele, come l'UGL da sempre chiede;

- spariscono le una tantum: gli aumenti avranno valore dalla data di scadenza del contratto, senza "sconti" per le imprese;

- il ruolo delle parti sociali esce rafforzato: non più sottoposto a una politica dei redditi fallimentare, se è vero che gli stipendi delle lavoratrici e dei lavoratori italiani sono i peggiori tra quelli dei Paese industrializzati e che l'inflazione programmata non ha salvaguardato, sotto nessun governo, il potere di acquisto di pensioni e salari.


L'accordo se tutti i sindacati sapranno interpretarlo, rappresenta una grande opportunità per tutti i lavoratori e le lavoratrici.

Oggi possiamo predisporre piattaforme economicamente più avanzate e più vicine, sotto il profilo normativo, alla realtà dei luoghi di lavoro. E' su questo che ci dobbiamo confrontare con le altre Organizzazioni Sindacali. E' su questo che dobbiamo discutere nelle assemblee.

La demagogia serve solo a creare nuove fratture, ad approfondire divisioni che prescindono dal merito, che mistificano la storia. Storia che è molto semplice: basta leggere la busta paga.

Deve restare così o possiamo cambiarla?





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