"In uno scenario economico di crisi evidente, riuscire a concertare in uno dei più importanti gruppi bancari un accordo che, nei fatti, crea occupazione e supera il precariato, valorizza il premio di produttività per i dipendenti e sancisce il criterio di esodi volontari e incentivati, è un segnale di responsabilità sociale e di onesta fermezza nel difendere diritti e aspettative dei lavoratori da parte di un fronte sindacale unito e cosciente che bisogna conquistare, in ogni trattativa, un bilanciamento sociale alle pretese del vertice aziendale.
Quello che si è compiuto a Piazza Cordusio, nella nottata fra domenica 17 e lunedì 18 ottobre scorsi, è un voltare pagina nei rapporti, quasi sempre difficili, fra banchieri e rappresentanti dei lavoratori, con il sindacato che fino in fondo ha fatto il proprio dovere a tutela del lavoro e del rilancio di UniCredit, dando alla banca, con senso di responsabilità, gli strumenti necessari a predisporre un piano di recupero competitivo nel sistema finanziario italiano ed europeo.
Sono convinto che dopo questa intesa l’economia reale del Paese, quindi le famiglie, le piccole e medie imprese, le comunità territoriali, potranno beneficiare di un modo certamente migliore di fare banca e, con essi, i lavoratori di questo grande gruppo dovranno vedere riconosciuta la propria dignità ed il proprio ruolo nella nuova azienda.
Sarà solo un caso che questa volta si è parlato, nel corso della trattativa, di raggiungere obiettivi aziendali ma senza mortificare i dipendenti in uscita, dando una speranza ed una importante socialità, in un contesto storico dove la socialità è spesso calpestata, ai giovani, proprio mentre in molte altre realtà produttive si chiudono i battenti alle nuove assunzioni, come nel pubblico impiego, o si esternalizzano fuori dai confini nazionali le produzioni come nel manifatturiero.
Forse, stavolta, qualcosa sta veramente cambiando nel mondo del lavoro, ed un po’ è anche merito nostro. Chi c’era quella notte a Milano lo sa bene."




